Il nostro rapporto con il mondo è un grande intreccio di relazioni che si annodano e si snodano, in uno scambio continuo tra causa ed effetto. È il disegno di un complesso reticolo di forze in costante tensione: un contesto in perenne rinnovamento, nel quale l'adattamento e la trasformazione diventano un esercizio di equilibrio necessario.
Sperimentare con le mani, con il corpo e con le emozioni, giocare con l'immaginazione e la curiosità, trovare altre possibilità nell'imprevisto: sono pratiche che ci obbligano a spostare l'asse del nostro punto di vista e a metterci in relazione.
Così, camminando lungo il canale irriguo, abbiamo seguito il viaggio del nostro animale guida. Quando l’anguilla arriva nei corsi d’acqua dei fiumi europei il suo corpo si trasforma per la terza volta e diventa giallo. Qui si scontra con una serie di ostacoli legati all’antropizzazione. Il suo incedere deve trovare soluzioni.
Dopo una piccola esperienza sensoriale abbiamo osservato il paesaggio circostante, disegnando prima le linee rigide dell’urbanizzazione e poi le linee morbide degli elementi naturali. “E con i filari della vigna come la mettiamo? Li percepiamo come una linea rigida o morbida?” La risposta è stata: “Un po' e un po'”.
Muoversi nel mondo è più una ricerca di linee morbide o uno scontro con quelle rigide? Abbiamo provato a metterlo in pratica attraverso due azioni parallele: intrecciare fili e strappare la carta. La complessità sta nel creare un equilibrio compositivo e una forma ibrida, affrontando al tempo stesso il confronto con materiali come il bambù e la carta paglia...che non sempre seguono la nostra volontà.