L’impianto di trattamento dei rifiuti RAEE di Valdarno Ambiente (Gruppo Iren), in provincia di Arezzo, è il primo impianto in Italia per il recupero di metalli preziosi con trattamento meccanico di disassemblaggio e successivo processo idrometallurgico a ridotto impatto ambientale.
L’impianto è stato costruito nel comune di Terranuova Bracciolini (AR) e ha una capacità di ingresso di 315 t/anno di schede elettroniche RAEE. L’impianto per il recupero dei RAEE si inserisce nel distretto dedicato all’economia circolare del Valdarno: un progetto che si basa sulla transizione verso un’economia circolare a filiera corta a servizio del territorio; la messa a fattor comune delle attività industriali esistenti facenti riferimento alle aziende controllate e/o partecipate dal Gruppo Iren presenti sul territorio e la valorizzazione di percorsi di produzione energetica da fonti rinnovabili.
L’impianto di Terranuova Bracciolini rappresenta un unicum a livello italiano ed è un perfetto esempio di best practice per la transizione ecologica. I metalli preziosi recuperati nell’impianto di Valdarno Ambiente sono oro, palladio e argento, saranno tracciati e certificati tramite blockchain. Questo approccio permette di reimmettere sul mercato risorse preziose con emissioni di CO2 equivalenti tre volte inferiori rispetto all’attività estrattiva tradizionale in miniera e rispetto ai processi attualmente in uso per il trattamento delle schede elettroniche, basati su sistemi di incenerimento. L’impianto di recupero dei metalli preziosi rappresenta un esempio virtuoso di circolarità, generazione di valore e sostenibilità, in quanto il servizio che offre garantisce un impatto ambientale diretto e indiretto ridotto al minimo (sia per la fase di lavorazione dell’impianto, sia perché il mercato di riferimento per i preziosi si trova nelle vicinanze dell’impianto stesso). L’impianto di recupero RAEE modifica i flussi di una filiera che da lineare diventa circolare, evitando la generazione di scarto ed innescando una dinamica di recupero, di trasformazione sicura e green. L’impianto di Valdarno Ambiente recupera rame e metalli preziosi a partire da schede elettroniche provenienti dai RAEE del raggruppamento R3 (televisori e monitor) e del raggruppamento R4, che comprende i piccoli elettrodomestici (ad esempio aspirapolveri, ferri da stiro, frullatori), l’elettronica di consumo e le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ad esempio computer, stampanti, telefoni cellulari). I RAEE possono essere sia di origine domestica che professionale, ovvero prodotti da attività commerciali, industriali, istituzionali e di altro tipo. In entrambi i casi, le schede elettroniche trattate nell’impianto sono identificate con il Codice Europeo dei Rifiuti 16 02 16.
La tecnologia applicata, sviluppata dai partner progettuali di Iren, Osai Green Tech e BTT Italia, permette l’estrazione, la selezione e il recupero dei metalli preziosi e delle materie prime rare presenti all’interno di schede elettroniche RAEE, tra i quali oro, argento, palladio e rame, unendo elevati livelli di efficienza e bassi impatti ambientali. All’interno dell’impianto, che a regime avrà una capacità di trattamento di 315 tonnellate di schede elettroniche all’anno, i componenti sono sottoposti a un processo idrometallurgico che permette la separazione e l’affinazione dei metalli preziosi.
L’impianto ha una superficie di 2.400 mq con aree di stoccaggio e un laboratorio chimico che attraverso analisi spettroscopiche misura la qualità delle schede elettroniche da trattare, quella dei prodotti intermedi e dei metalli riciclati. Nella prima fase di lavorazione le schede elettroniche vengono riscaldate fino a 220°C per facilitare il distacco dei vari componenti che verranno successivamente separati per dimensione e infine triturati. Nella seconda fase, i componenti elettronici triturati passano attraverso due momenti importanti per il recupero e l’affinazione chimica dei metalli: fase di leaching 1, attraverso una reazione chimica con due diverse soluzioni acide, vengono estratti i metalli non nobili come ferro, piombo, stagno, alluminio e rame. I primi vengono smaltiti, mentre il rame viene purificato tramite un processo elettrolitico per diventare idoneo al riutilizzo; fase di leaching 2, i componenti triturati vengono trasferiti in sei reattori dove entrano in contatto con soluzioni acide specifiche per estrarre, in ordine: argento, oro, palladio. L’argento viene trasformato in cloruro di argento e poi fuso in lingotti, l’oro viene purificato e trasformato in lingotti 24 carati, il palladio viene recuperato sotto forma di sale disciolto in una soluzione liquida.
In ottica di sostenibilità ambientale, non sono previsti scarichi idrici di acque industriali: l’acqua usata verrà trattata e quasi totalmente riutilizzata nello stabilimento mentre le emissioni in atmosfera saranno controllate tramite sistemi di filtrazione e depurazione.
Il progetto permette di sviluppare una filiera strategica, valorizzando un tipo di rifiuto che oggi, per oltre il 90%, viene avviato a recupero all’estero, utilizzando principalmente tecnologie di incenerimento.
Il grado di purezza dei materiali recuperati è così elevato (superiore al 99,9%) da consentirne l’utilizzo nelle attività manifatturiere dedicate alla lavorazione di accessori metallici per il settore dell’alta moda (borse, scarpe, cinture) o alla produzione di gioielli. In via preferenziale, i metalli preziosi recuperati saranno destinati alle primarie aziende presenti nei distretti industriali moda e orafo delle province di Arezzo e Firenze. Non si prevede invece di utilizzare l’oro recuperato come “oro da investimento”, tipicamente custodito nelle banche come bene rifugio. In ogni caso, per essere autorizzata a commercializzare metalli preziosi, Valdarno Ambiente si è iscritta all’albo degli “operatori professionali in oro” presso la Banca d’Italia.